Animali fantastici: cosa ha perso la serie spin-off di Harry Potter

La meraviglia infantile della serie di J.K. Rowling è difficile da replicare quando i protagonisti sono adulti e abituati al mondo della magia

Ogni anno tra il 1998 e il 2011, eccetto il 2006 e il 2008, significava una nuova entrata nella serie di Harry Pottersia sulla pagina che sugli schermiOgni nuova voce era una possibilità di tornare al mondo di Harry Potter, un ambiente nascosto ma autonomo (fino al suo culmine) all’interno del mondo reale, e ogni ritorno significava, in una parola, tutto: una possibilità di fuggire dal mondo reale, di rivisitare Hogwarts e le ambientazioni secondarie della narrativa della serie, un’occasione per passare più tempo con personaggi che conoscevamo e che ci appassionavano man mano che la narrativa si espandeva e, soprattutto, almeno temporaneamente, per essere di nuovo giovani.

Al loro meglio, le storie di Harry Potter funzionavano sia come una distorsione temporale che come un portale verso una dimensione non nostra, ma a cui eravamo abituati come visitatori frequenti. Se i libri richiedevano passaporti per l’accesso, un numero schiacciante della popolazione terrestre avrebbe pagine piene di francobolli per i viaggi a HogwartsJ.K. Rowling ha fatto di più che scrivere una storia e creare una trama, ha mappato un intero ecosistema affinché i lettori si perdessero e si vedessero. 

E’ quindi giusto aspettarsi che anche in Animali fantastici e dove trovarli”il primo film della serie spin-off di Harry Potter, e il suo seguito, Animali fantastici: I crimini di Grindelwald”appena uscito nelle sale questo fine settimana, si possa incontrare un pubblico con lo stesso spirito. Tuttavia, non c’è. Francamente, non vi è proprio la possibilità che ci possa essere. Fondamentalmente, questi film sono divorziati da quello spirito; sono film di Harry Potter per adulti. Rowling ha scritto i libri con un pubblico di bambini in mente, ma lei li ha scritti in termini che ci hanno parlato, indipendentemente dalla nostra posizione sullo spettro dell’età. Rowling ha creato un universo e lei lo ha benedetto con un linguaggio universale.

“Animali fantastici e dove trovarli” ha una familiarità passeggera con quel linguaggio, un’offesa sorprendente ma accettabile data la sua novità e il divario di cinque anni che lo separa dal racconto originale di Rowling. Forse con la sua goffaggine, il suo approccio coltivo al personaggio, la sua maldestra miscela di intertesto (il titolo deriva da un libro usato a Hogwarts) con trama, puntava più alla ruggine che alla spazzatura. L’attrito dell’abitudine ha un modo di devolvere il mestiere. In Animali fantastici: I crimini di Grindelwald”, però, l’artigianato è riassunto dalla routine della manutenzione in franchising, che sacrifica la coerenza e la qualità all’altare dell’ambizione; è un film con grandi progetti per il mondo di Harry Potter, ma non lo si può vedere con il cuore.

È tanta la generosità che meritano questi due film. Nella serie di Harry Potter, l’immaginazione era l’atmosfera. La magia, intesa come trama e dispositivo narrativo, alimentava l’immaginazione. Rowling ha immaginato il suo protagonista all’inizio ignaro dell’esistenza della magia, ha fatto entrare in fretta spazi dove la magia è solo un fatto quotidiano della vita. Siamo stati acclimatati ad una cultura in cui i piatti si lavano da soli, le bacchette sono onnipresenti come gli smartphone e infinitamente più utili, e le modalità preferite di trasporto della società sono i manici di scopa. Si viveva e si scopriva il potere illimitato e flessibile della magia con lo stesso stupore di Harry.

Gli adulti, nel mondo di Harry Potter, rendevano noiosi gli eroi; la loro prospettiva era informata dal quotidiano. Il primo film di Animali fantastici, almeno, incorpora il punto di vista di un personaggio non magico, e quel punto di vista infonde il film con uno stupore schiumoso attorno ai suoi margini. Nel sequel, invece, è solo un’altra persona abituata alle meraviglie della magia. Gli adulti sono più adatti come guide e mentori, facilitando le avventure dei figli di Rowling. Il senso di questa concezione è dato in Harry Potter, dove gli adulti dopo aver abbandonato l’infanzia smettono di crescere.

Non è che questi siano incapaci di cambiare o sorprenderci. Anche Severus Snape (Alan Rickman), dopo che il suo tallone si è trasformato in Il principe mezzosangue”, appare eroico. Ma il coraggio di Snape non è in realtà uno sviluppo. E’ fondamentale per quello che è, prima degli eventi generali dei romanzi di Rowling. Gli adulti in Harry Potter tendono ad essere chi sono. Sono immateriali.

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald” si sottomette all’essere immutabile. I suoi personaggi sono inerti. Di conseguenza, la trama diventa inerte.  Il più grande affronto di questo film è l’abbandono di tutto ciò che l’energia giovanile rendeva Harry Potter qualcosa per cui valesse la pena investire.

E voi cosa ne pensate della serie spin-off di Harry Potter? Fatecelo sapere nei commenti!

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